Natale 2008 nella Fravega di Dolceacqua

Foegu du Bambin nella Fravega
Di seguito un breve report fotografico sulla festa della notte di Natale intorno al fuoco della Fravega.
Iniziata un po’ in ritardo rispetto ai programmi causa sosta prolungata in Piazza, non ha comunque tradito le attese rivelandosi un bel momento per rispolverare quella che è l’antica tradizione di trascorrere la notte di Natale intorno ai fuochi.
Con la compagnia di amici del paese, ma anche di “furesti della prima cintura di Dolceacqua”
, la serata è trascorsa in allegria allietata dalla solita chitarra, qualche ugola più o meno intonata per la gioia del quartiere, carne alla brace, vino e birra in quantità.
Doverosi ringraziamenti agli amici, peraltro nemmeno tutti di Dolceacqua, segno che il legame che si crea con questo paese è unico, che il giorno precedente si sono adoperati per andare a recuperare una quantità di legna degna delle cataste che ormai da anni non si vedevano più in paese (vedi le foto della giornata in mezzo al bosco).
Ringrazio anche i soliti che si sono preoccupati di andare a fare la spesa con la colletta di gruppo, chi ha fornito del vino, e grazie come al solito a Marco “Il Gigante” che è sempre più il reporter ufficiale delle feste dolciacquine.
Commenti
4 Commenti a “Natale 2008 nella Fravega di Dolceacqua”
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E bravi, avete attirato anche isurenchi e pignaschi.
Ecco i GIOVANI;
erano anni che non si vedeva un vero “foegu du Bambin”.
La Fravega è stato il “clou” della vera tradizione.
“Sausisse e bistecche sulla brace, Rossese a volontà e chitarre, fino alle sei del mattino della notte di Natale ed anche la sera di Santo Stefano.
Sono loro, i GIOVANI, che hanno tagliato la legna, che hanno acceso il falò, che hanno procurato il vino ed il mangiare, che hanno “piantonato” il fuoco, che hanno pulito.
A proposito di piantonamento, una menzione particolare va ad Aldo Fideletti è lui la vera anima del fuoco della Fravega.
Le TRADIZIONI sono la memoria della nostra anima.
E’ opportuno citare Gustavo ROL, pittore e “sensitivo” italiano tra i più noti e controversi nell’Italia del XX secolo;
Rol sosteneva l’esistenza dell’anima nel senso della natura immortale dell’uomo. Mentre l’anima, una volta lasciato il corpo, ritorna a DIO ciò che Rol
chiamava «spirito intelligente» si distingue invece nel continuare ad essere presente sulla terra, anche dopo la morte.
In senso più ampio, per Rol «ogni cosa ha il proprio spirito», nel quadro di una visione del mondo pervaso di una «armonia universale», ma solo lo spirito che pervade l’uomo è «intelligente», in quanto provvisto di coscienza e di capacità creative.
Se dimentichiamo la MEMORIA dell’anima rinneghiamo la nostra STORIA, le nostre capacità creative, il nostro “SPIRITO”;
rinneghiamo principalmente i nostri antenati.
Dobbiamo mantenerle le TRADIZIONI, altrimenti la MEMORIA i vendicherà.
La TRADIZIONE è l’anima del popolo;
è la trasmissione nel tempo, all’interno di un gruppo umano, della memoria di eventi sociali o storici, delle usanze, delle ritualità
della mitologia, delle credenze religiose, dei costumi, delle superstzioni e leggende.
E’ evidente che per la maggioranza dei frequentatori di questo blog, LE TRADIZIONI rappresentano un argomento marginale.
Peccato, qualcuno NON VUOLE CAPIRE, che così si perderà aimè LA MEMORIA STORICA di ognuno di noi.
AUGURI tradizionalmente dati.