Imposta accesso garage


Sarà perchè sono ormai passati troppi anni dai tempi dell’università, ma non sono riuscito a trovare un riscontro legislativo all’avviso di pagamento che ho ricevuto pochi giorni fa.

Il comune mi impone di pagare l’accesso al mio garage apponendovi un passo carrabile.
in caso contrario non avrei diritto di accesso al garage dalla via pubblica .
Addirittura sarei soggetto a sanzione se fossi sorpreso dalla polizia locale nell’atto illecito di posteggiare l’auto in garage senza aver regolarizzato il pagamento dell’imposta “accesso al garage da via pubblica”.
Queste che scrivo sono state le precisazioni che ho ricevuto dal comune ad una richiesta informazione.
Da buon cittadino ho pagato l’imposta, ma la mia curiosità di trovarne riscontro legislativo non l’ho soddisfatta.
E ora mi chiedo, possibile che le altre amministrazioni comunali abbiano sorvolato per almeno 40 anni (più indietro non posso andare per mancanza di memoria anagrafica ) su una imposta così nota?
E inoltre, sono ora io un malfattore che per 40 anni ha frodato la legge parcheggiando l’auto nel mio garage ?

sergio , 18 November 2009

Commenti

214 Commenti a “Imposta accesso garage”

  1. Beatrice - 21 November 2009 alle 16:53

    Ho sentito diverse persone che hanno avuto esperienze a dir poco “anomale” con queste lettere del comune volte a regolarizzare i passi carrabili…
    A noi, per esempio,è arrivata una lettera, intestata a mio padre che NON ne è nemmeno proprietario(ma non potrebbero almeno informarsi?), che ci invita a pagare il passo carrabile per il nostro garage (mio e di miei fratelli)sito in via Dante Alighieri.
    La cosa curiosa è che suddetto garage si trova praticamente a filo della strada, lo spazio che c’è davanti rispetto al caruggio consente di parcheggiarci davanti forse una bicicletta…quale suolo pubblico occupo io per entrare nel mio garage??
    Tutto questo dopo che per anni in via Dante è stata messa dai proprietari dei garage una giungla di paletti e catene abusivi e tutti hanno taciuto…bah!!

  2. John - 23 November 2009 alle 09:55

    Riporto un messaggio nuovamente da Sirio, inviatomi via e-mail.

    @ Sergio
    Nel rispondere a Sergio, sull’articolo inerente i passi carrai, vi è da precisare se il suo accesso è a raso oppure no, cioè se vi è la presenza di marciapiede o qualsiasi altra opera muraria.
    Nel caso in cui l’accesso sia a” a raso”, la tassa non sarebbe dovuta (è d’obbligo il condizionale) la sentenza della Corte di Cassazione con sentenza (n. 16733/2007)interviene per ribadire che non sono soggetti a tassa( o tariffa:neanche si sa bene che natura abbia, cambia da Comune a Comune) La Suprema Corte ha stabilito ancora una volta che il passo a raso, cioè senza taglio di marciapiede, listoni delimitativi o altre opere, “non determina un’occupazione visibile del suolo pubblico” dato che “manca qualsiasi opera o manufatto realizzato su suolo pubblico”, e che “ non presenta interruzioni sul marciapiede o modifiche del piano stradale che permettano al proprietario dell’accesso una posizione ed un uso diverso del marciapiede da quello di cui può fruire tutta la collettività”.
    Senonchè i Comuni hanno pensato di aggirare l’ostacolo con l’articolo 22 della strada il quale ha stabilito che “i passi carrabili devono essere individuati con l’apposito segnale, previa autorizzazione dell’ Ente proprietario “ della strada, che è quasi sempre il comune.
    L’articolo 46 del regolamento del codice della strada ( DPR n.495/1992), aveva pure ribadito che il “ passo carrabile deve essere segnalato mediante l’apposito segnale”, cioè il cartello di divieto di sosta, per il quale si deve pagare il, canone annuo. Tale norme sono apparentemente in contrasto con la non tassabilità dei passi a raso, ma in realtà per passo carrabile s’intende sempre quello definito dal decreto legislativo n. 507/1993, ovvero con manufatti o interruzione del marciapiede. I passi a raso continuano ad essere esclusi sia dalla tassa sia dal segnale a pagamento, tanto interruzione del marciapiede. I passi a raso continuano ad essere esclusi sia dalla tassa che dal segnale a pagamento, tanto è vero che l’articolo 36 del DPR n. 610/1996 ha successivamente modificato la norma del regolamento del codice della strada, stabilendo che nei passi a raso il divieto di sosta e il relativo cartello sono subordinati dalla richiesta del proprietario.
    Servizio di documentazione tributaria
    Ministero delle Finanze
    DIPARTIMENTO DELLE ENTRATE
    DIR.CENTRALE: FISCALITA’ LOCALE
    Risoluzione del 26/11/1997 n. 225
    Oggetto:
    Tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche. Accessi carrabili a
    raso.
    Quesito.
    Sintesi:
    L’intassabilita’ degli accessi a raso trova fondamento nelle seguenti
    considerazioni:
    1)alla soppressione del comma 7, dell’art. 44, del D.Lgs. n. 507 del 1993 non
    ha fatto seguito la contestuale integrazione del comma 4, dello stesso art.
    44.
    2)inesistenza dell’occupazione di suolo pubblico, presupposto a cui e’
    subordinata la tassazione
    3)il diritto di accesso alla proprieta’ privata non e’ assoggettabile ad
    alcun onere ne’ al rilascio di alcun provvedimento amministrativo
    4)la esposizione obbligatoria del cartello segnaletico di divieto di sosta
    per individuare anche i passi a raso non significa occupazione di suolo
    pubblico, se non quando il privato abbia esercitato la facolta’ di richiedere
    l’area di rispetto ed abbia ottenuto la relativa concessione ai sensi del
    comma 8, dell’art. 44.
    Testo:
    In relazione alla richiesta formulata con la nota sopra distinta, intesa
    ad ottenere ulteriori chiarimenti in ordine alla tassabilita’ o meno degli
    accessi carrabili “a raso” a seguito delle modifiche introdotte in materia
    dall’art. 3, comma 60, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, la scrivente
    ritiene di dover confermare l’interpretazione gia’ espressa nella circolare
    ministeriale n. 43/E del 20 febbraio 1996, della quale, peraltro, codesto Ente
    mostra di avere comunque conoscenza.
    Nella predetta circolare l’affermata soluzione di intassabilita’ degli
    accessi in questione trova fondamento nelle seguenti considerazioni di
    carattere strettamente tecnico:
    1) alla soppressione, ad opera del menzionato art. 3, comma 60, lett.b), della
    disposizione di cui all’art. 44, comma 7, del D.lgs 15 novembre 1993, n.507,
    recante il principio della non assoggettabilita’ alla tassa dei semplici
    accessi che si aprono direttamente sulla via pubblica (accessi a raso), non ha
    fatto seguito la contestuale integrazione dell’art. 44, comma 4, dello stesso
    decreto legislativo recante l’esplicita individuazione e qualificazione della
    fattispecie impositiva relativa ai passi carrabili;
    2) nel caso degli accessi in questione il presupposto cui e’ subordinata la
    tassazione in parola non sussiste per l’inesistenza dell’occupazione del suolo
    pubblico rappresentata, come espressamente disposto dall’art. 44, comma 4, del
    d.lgs n.507/93, da un apposito manufatto “costruito sul suolo pubblico (o su
    strada privata soggetta a servitu’ di pubblico passaggio) per facilitare
    l’accesso dei veicoli alla proprieta’ privata;
    3) l’eventuale tassazione degli accessi “a raso” comporterebbe
    l’assoggettamento ad un onere tributario del diritto di accesso alla
    proprieta’ privata, prioritario ed assoluto ed, in quanto tale, non
    subordinato al rilascio di alcun provvedimento amministrativo (autorizzazione
    o concessione).
    Dal punto di vista logico – sistematico, poi, l’interpretazione non
    sembra condurre a diversa conclusione.
    Infatti, parrebbe priva di senso logico la considerazione secondo la
    quale con la soppressione dell’art. 3, comma 7, della ripetuta legge 549/95,
    si sia inteso allargare l’area impositiva anche ai semplici accessi “a raso”,
    tenuto conto che, da un lato, lo stesso articolo 3, al comma 60, lett. a) ha
    stabilito la semplificazione del criterio di misurazione dei passi carrabili,
    Pagina 1
    S e r v i z i o d i d o cu m en t a z io n e t r i b u t a r i a
    Risoluzione del 26/11/1997 n. 225
    rendendo, in tal modo, meno oneroso il tributo e, dall’altro, con riferimento
    al combinato disposto di cui al successivo comma 62, lett. a) e d), ha
    consentito ai comuni e alle province la facolta’ di deliberare l’esonero
    dall’imposizione dei passi medesimi e di attribuire alla relativa delibera
    efficacia retroattiva.
    Piu’ coerentemente, invece, pare potersi argomentare che la ripetuta
    legge 549/95, nella sua ottica di razionalizzazione e semplificazione delle
    disposizioni finanziarie, abbia considerato del tutto inutile ai fini della
    tassa di cui trattasi la disposizione di cui all’art. 44, comma 7, del d.lgs
    n. 507 per il semplice fatto che essa codificava il principio
    dell’intassabilita’ degli accessi carrabili privi di manufatto gia’
    esplicitato e comunque ricavabile chiaramente dalla formulazione del comma 4
    dello stesso articolo.
    A dimostrazione dell’assunto contrario non vale opporre la disposizione
    di cui al successivo comma 8 del citato articolo 44 ne’ tantomeno le norme
    del codice della strada.
    Infatti, la disposizione di cui al comma 8, come precisato nella
    circolare 13/E del 25 marzo 1994, non disciplina una ipotesi di tassazione
    degli accessi carrabili “a raso”, e, pertanto, non si pone in termini di
    contraddittorieta’ con il soppresso comma 7 dello stesso articolo 44, ma
    codifica una fattispecie impositiva di carattere convenzionale avente ad
    oggetto la concessione di “aree di rispetto”, la cui funzione precipua,
    nell’ottica di un possibile coordinamento con le disposizioni del codice della
    strada , e’ quella di salvaguardare in modo piu’ incisivo il diritto del
    cittadino di accesso alla proprieta’ privata da eventuali violazioni,
    imponendo alla collettivita’ generalizzata il divieto di sosta con veicoli
    sulle predette aree. In sostanza, la disposizione in parola attribuisce
    unicamente al titolare di un accesso “a raso”, non soggetto ad imposizione, la
    facolta’ di determinarsi a chiedere “un area di rispetto” antistante
    l’accesso medesimo per meglio tutelarsi da eventuali disturbi nell’esercizio
    del suo diritto di transito da e verso la sua proprieta’ privata.
    Cio’ e’ confermato, peraltro, dalla misura di tariffa prevista per la
    fattispecie in questione, la quale non e’ determinabile come, in via generale,
    per i passi carrabili (manufatti) sulla base di una riduzione obbligatoria del
    50%, ma entro limiti agevolativi molto piu’ ampi fino ad una possibile
    riduzione del 90%.
    Quanto alle norme del codice della strada concernenti gli accessi
    carrabili non appare superfluo sottolineare che le stesse, in quanto
    rispondono ad esigenze diverse, non assumono carattere determinante ai fini
    della individuazione del presupposto cui e’ subordinato il tributo di cui
    trattasi.
    La esposizione, obbligatoria o meno, del cartello segnaletico di divieto
    di sosta, infatti, non significa necessariamente occupazione di suolo pubblico
    se non quando, come espressamente stabilito dal ripetuto comma 8 dell’art. 44
    del d.lgs. n. 507/93, il contribuente proprietario dell’accesso abbia
    esercitato la sua facolta’ di richiedere l’area di rispetto e abbia ottenuto
    poi la relativa concessione. Ne’ pare, per altro verso, che alla disposizione
    di cui sopra possa derogarsi con norme regolamentari.
    Pagina 2

    Sperando di essere stato di aiuto

  3. fulga - 10 December 2009 alle 16:50

    Richiestomi da Sirio, intervengo, anche se avevo già promesso a Sergio una risposta al Suo quesito.

    Sirio ha esposto in modo molto chiaro i problemi, anche se in alcuni passaggi si fà confusione tra la Tosap (tassa) e Cosap (Canone Ricognitorio).

    La legislazione in questo campo è molto ampia e anche contrastante.

    Il regolamento del Comune di Dolceacqua, prevede il pagamento del Canone Ricognitorio (Cosap).

    Questo è quello che verrà applicato per l’anno 2009 a chi è titolare di una autorizzazione di un passo carraio o chi ne ha fatto richiesta.

    A qesto si aggiunge la necessità del cambio del cartello in quanto a seguito del nuovo codice della strada quello oggi in uso non è più a norma.

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