Il carciofo di Perinaldo e il presidio Slow Food
Anche il carciofo di Perinaldo entra nell’importane elenco dei prodotti presidiati da Slow Food, associazione internazionale che in più di 20 anni di attività ha attirato più di 86000 iscritti. Dopo il fagiolo di Pigna, Conio e Badalucco, e l’aglio di Vessalico, un altro importante riconoscimento per i prodotti della zona. Vedendo in particolare il valore economico acquisito dal fagiolo di Pigna, successivo al riconoscimento della stessa associazione, quasi sicuramente ci sarà una valorizzazione anche per Perinaldo.
Speriamo che dopo la simbolica De.Co. ricevuta dalla nostra Michetta, anche il Rossese possa ottenere nuovi riconoscimenti che possano valorizzarlo ulteriormente. Penso infatti che in una società basata su immagine e pubblicità, qualsiasi riconoscimento di qualità possa incrementare l’interesse verso un prodotto che meriterebbe tutta l’attenzione del caso.
(da sanremonews.it)
Il Carciofo di Perinaldo ha ottenuto la certificazione del ‘Presidio Slow Food’. Si tratta del ‘violet’ francese introdotto, secondo la leggenda, da Napoleone Bonaparte durante la campagna d’Italia del 1796.
Il carciofo di Perinaldo viene coltivato solo nell’area comunale da una piccola associazione di produttori. Il ‘Presidio Slow Food’ è sostenuto da: Regione Liguria, Provincia di Imperia, Comune di Perinaldo, Comunità Montana Intemelia e dall’azienda ‘Altavia’.
I Presidi sono progetti Slow Food nati per tutelare i piccoli produttori e per salvare i prodotti tradizionali di qualità. Il loro obiettivo è ragantire un futuro alle comunità locali. La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus promuove e coordina oltre 300 Presidi in tutto il Mondo. I Presidi sono comunità del cibo di Terra Madre. Terra Madre riunisce tutti coloro che fanno parte della filiera alimentare per difendere insieme agricoltura, pesca e allevamento sostenibili e per preservare il gusto e la biodiversità del cibo.
Il Carciofo di Perinaldo ‘Presidio Slow Food’ sarà presente al Salone del Gusto e Terra Madre dal 23 al 27 ottobre. Inoltre al primo Mercato della Terra che sarà inaugurato a Cairo Montenotte sabato prossimo.
Commenti
6 Commenti a “Il carciofo di Perinaldo e il presidio Slow Food”
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@ john; a mio parere questo tipo di informazione se non legata strettamente a prodotti del nostro comune o che in parte ci riguardino la lascerei ad altre pagine; il vostro lo vedo più come un blog di discussione, magari e volentieri anche su ” belinate ” ma di discussione
L’idea mia di base, fin da quando acquistai il dominio.eu molti mesi fa, è quella di mettere Dolceacqua al centro del mio lavoro (a fondo perduto ovviamente) e dell’attenzione dei lettori. Non credo però si possa pensare a una Dolceacqua come territorio chiuso e isolato. Penso che un rilancio complessivo della vallata, il creare un polo d’attrazione che porti il turismo a fermarsi in zona per diversi giorni invece che il classico fine settimana, sia di sicuro interesse per tutti.
Noi ci mettiamo di sicuro uno scorcio unico conosciuto ormai come fosse un marchio in ogni parte del mondo. A Torino, dove vivo e lavoro (ahimè), non ricordo di aver visto gli occhi di una persona non illuminarsi al sentire che io fossi di Dolceacqua!
Tornando all’argomento.
Ritengo quindi importante che tutti i dintorni debbano essere valorizzati per consentire un boom di interesse generale come detto.
Inoltre ho voluto riportare questo articolo perchè, sulla scia del valore preso dal fagiolo di Pigna negli ultimi anni, conseguente proprio al presidio Slow Food, posso immaginare quanto il carciofo possa fare altrettanto …
Ma a questo punto mi chiedo prendendo spunto dalla notizia: come si potrebbe valutare ulteriormente il nostro Rossese “semplicemente” facendosi “adottare” da un marchio di qualità?
La produzione nei nostri territori, a causa della morfologia degli stessi, porta ad avere costi pazzeschi che ad oggi rischiano di lasciare i nostri prodotti fuori dal mercato.
Mi è capitato di sentire di accuse verso alcune produzioni che “taglierebbero” quanto mai il prodotto fino a snaturarlo. Non so quanto questo sia fondato e quanto sia dettato da rivalità interne e non mi interessa fare accuse a vanvera. Non vorrei, però, che la ipotetica ricerca di “resa” maggiore finalizzata ad un incremento di guadagno portasse al collasso del marchio per diffusa carenza di qualità percepita. Mai infatti si potrà arrivare alla resa del Sangiovese ad esempio … se non vendendo “Sangiovese di Dolceacqua”, ma chi lo comprerà poi?
Ritengo invece una soluzione più ad hoc per le nostre terre seguire l’esempio Slow Food per incrementare il valore del prodotto e non puntare a un mercato di massa contro non si potrà mai competere.
Forse questo tema meriterà una discussione dedicata, invito chiunque voglia a proporre il tema.
Concludendo. Siamo in fase di rodaggio con questo blog, ben vengano le opinioni di tutti per dare un taglio “editoriale” (sebbene di editoria non si tratti) condiviso.
Sul prodotto tipico è stata dedicata una parte del Convegno del 26 settembre lla quale partecipavano i Presidenti Nazionali delle Città dell’Olio, del Vino e Città Slow (collegate a slow food).
Sostengo da semrpe che il prodotto tipico trae vantaggio da un turismo di qualità ed altre volte è l’elemento trainante per un turismo di qualità.
Guardate solo a Dolceacqua cosa è avenuto in questi ultimi 20 anni nella produzione del rossese.
Una volta il vino veniva venduto sfuso, in cantina tra conoscenti, si badava poco alla qualità al lavoro in cantina e molto di più al prezzo del mordi e fuggi.
Ora invece i produttori sono diventati imprenditori, curano l’immagine, l’etichetta. hanno un enologo o studiano nuove metologie, hanno realizzato negozietti e si appoggiano a reti di vendita.
Nell’ultima degustazone fatta a Maggio su oltre 40 Rossesi prodotti nella zona Doc, si è avuta la netta sensazione come la qualità del prodotto sia aumentata (opinione di grandi epserti nazionali e non la mia)
Questo vuol dire che i produttori sono cresciuti nela qualità, e questo non fà che bene al vino.
Qualità unita ad una buona promozione (comune e comunità Montana) crea domanda e quindi economia.
Il Rossese di Dolceacqua ricordo che è stata la prima DOC in Liguria e di questo va dato merito a “Nino di Pascalin”.
Il fatto che poi ha il nome del Paese, quale miglior promozione per noi?
Ma sul vino, più che avere una DOC, ci sarebbe la DOCG, ma altre a questo si può solo pensare di promuovere insieme ai produttori, i quali, data la non elevata produzione e quasi sempre esaurita ogni anno, non dispongono di grossi capitali da investire.
Si è però formata un’associazione di produttori del Rossese che intende svolgere questa attività e che dovremmo incontrare come Amministrazione a breve.
Sull’olio la situzione simile ma anche qui esistono etichette, vincoli nazionali. Ma sopratutto la promozione non può che non essere provinciale.
Sia sull’olio che sul vino si potrebbe creare una strategia di nuove produzioni a favore dei giovani, ma ci deve essere volontà e richiesta da parte di questi.
Il prodotto che io vedo però più simile al Carciofo di PErinaldo e al Fagiolo di Pigna, tipico di Dolceacqua è la “Michetta”.
Michetta che qeust’anno è stata al centro degli eventi.
Abbiamo creato la Deco (per tutelare produzioni che oggi avvengono fuori dal comune), creato una scatola per il confezzionamento, raccontata la storia attraverso il teatro, i fuochi ed il nuovo evento pre-fuochi.
Oggi sono 4 i forni che producono la michetta ma sono certo che se qualcuno si mettesse a studiare la possibilità di un confezzionamento sotto-vuoto, si dedicasse ad un’attività di commercializzazione, potrebbe essere una nuova attività di interesse.
La michetta potrebbe diventare presidio Slow Food (anche se il costo per ottenerla è di ca 10.000 Euro) ma poi occorre promuoverla, partecipare ai mercati Slow FOdd, etc.. Ma c’è la volonta di chi oggi la produce di farlo?
Sarebbe una ipotesi di continuare ad investire se i produttori fossero interessati.
Personalmente, e concludo, ritengo importantissima la valorizzaione e la salvaguradia del prodotto tipico, ma ci deve essere sempre un inizio di partecipazione e di promozione da parte dell’imprenditore/agricoltore
Continuare e persistere a “VOLARE IN ALTO” a volte è il presupposto di prendere delle grandi FACCIATE.
Presidio Slow Food (cosa vuol dire, insisto chiamiamo le cose nella nostra bellissima lingua), per la michetta?
Promuoverla, partecipare ai mercati, quali mercati? che produzione di massa abbiamo? Ma cerchiamo di stare con i piedi per terra!!
Sicuro che il prodotto tipico lo stiamo valorizzando?
Certamente non con il vasellame, i ricordi (ci scrivono souvenir) che viene propinato davanti a San Filippo.
E’ questo posto il BIGLIETTO DA VISITA del nostro Centro Storico; poveretti noi; ed in più questo negozio lo ha aperto e fondato un ex Amministratore che è stato anche Sindaco.
Non rispondo sulla prima parte, perchè come spesso è accaduto ribadisci cose che ho detto. Sembra che quindi condividi.
Sul negozio di souvenir da te citato, può piacere o non piacere, ma in italia esiste, e per fortuna, la libera attività commerciale (basta che sia legale).
Però ritorno a dire che quando si citano e si accusano in modo evidenti persone che noi tutti conosciamo, non è simpatico farlo in anonimato.
Nelle risposte mi sembri un po confuso e sgammaticato.
Le mie NON SONO ACCUSE ma semplici informazioni rilevate e constatate direttamente.
Per l’anonimato lo scrivente a tutti i diritti di esserlo, TU NO, essendo un pubblico AMMINISTRATORE devi necessariamente ESSERE TRASPARENTE.
La libera attività non la metto in dubbio, però è certamente, in quel luogo, un’attività incongruente.
Comunque mi reputo UN GRILLO PARLANTE, nel maiuscolo è compresa una parola che potrebbe indicare la mia identità, o perlomeno dare in indizio delle mie orgini.
Però non voglio lasciarmi trascinare nelle “polemiche” insisto di natura politica ma ntendo soltanto, nell’ambito di questo meritevole blog, manifestare la mia personale opinione.
Il CASTELLO è con il PONTE VECCHIO l’emblema di Dolceacqua, meritevole fu l’Amministrzione Cassini che riuscì finalmente ad incamerare a favore del Comune la proprietà dell’immobile (Castello), quindi la possibilità di iniziarne il recupero.
Da allora molto è stato fatto, in modo congruo ed anche, se lo posso ribadire in modo incongruo.
Ora la smetto, mi sono accorto che questa sezione è dedicata al carciofo.