L’amore ai tempi dell’ “Aquila nera”

Aquila Nera

Aquila Nera

Aggiornato il 11/01/2009

Fu per accompagnare un amico la prima volta che misi piede all’Aquila Nera. Un amico speciale, nato per volare ma obbligato poi dai cavoli della vita a macinare milioni di chilometri sopra una locomotiva.
Aveva una ragazza che il sabato sera veniva dalla Francia per incontrarlo e l’Aquila (per noi sedicenni di trentadue anni fa si chiamava così) fu per un po’ di tempo il loro nido. Poi i due si lasciarono, la ragazza dimostrò immediato interesse per un bel milanese di casa nostra, il mio amico invece entrò quasi subito nelle grazie di una sua coetanea, questa volta italiana, di Dolceacqua per l’appunto.

Le ragazze di Dolceacqua o, per meglio dire, le ragazze di quel paese che io in breve tempo conobbi avevano nomi diversi da quelli delle ragazze di Isolabona. Nomi più da città, strani, che sentivamo per la prima volta. Se a ciò unite capelli di un rosso e di un nero mai visti, seni e rotondità varie in costante procinto di annientare la precarietà dei loro argini, occhi di fosforo abbagliante… chi può biasimare la disinvoltura con cui una bella fetta di maschi Isolesi, in età da facciate contro il muro, accarezzò il miraggio di lunghe gallerie da attraversare di corsa e con gli occhi bendati?
L’Aquila è stata appunto il crocevia di tante belle storie, di altre senza capo né coda, di passioni virtuali ma dalla potenzialità straripante e di catastrofici naufragi senza il benché minimo superstite. Nessuno dei frequentatori di allora l’ha mai considerata solo un bar. Per un certo periodo è stata la nostra seconda casa. Ricordo ancora bene il piacere che provavo nel varcare quella soglia. Quante volte si facevano le due di notte magari senza aver consumato nulla e con l’esaltante prospettiva di tornare a Isola col solo aiuto delle proprie gambe. E con tutti gli ormoni in fuori-gioco! A proposito di ormoni, il bianco era quasi sempre il colore che marchiava senza appello l’esito dei nostri contatti d’amore ai tempi dell’Aquila Nera.
Locale, concedetemi, dolcemente mitico dove ebbi la non comune sorte di stringere le sudate mani di Raymond Peynet, dove non era difficile assistere alla nascita, magari sui tovaglioli del Campari Soda, delle avvelenate vignette di Giorgio Cavallo o dove ancora si poteva rimanere piacevolmente inorriditi dalle estemporanee performances lirico-comiche di un già allora tramontato Walter Chiari. Ma soprattutto, e qui mi ripeto, dove era bello stare insieme.
Ai tempi dell’amore al tempo dell’Aquila Nera c’erano anche due ragazzi innamorati della stessa donna, uno di Isola e l’altro di Dolceacqua. Orgogliosi e cocciuti entrambi si sfidavano spesso a duello, nelle infuocate notti d’agosto, sugli impossibili campi di calcio della nostra vallata tra nuvole di fameliche zanzare e l’inebriante profumo di eucaliptus che toccavano il cielo. Nessuno dei due, alla fine, ebbe però vinta la battaglia. La Dolceacquina contesa, come spesso avviene, indirizzò altrove il suo tenero sguardo salvo poi dipanare, con acuti successi, matasse politiche ben più intricate. Un contendente, oltre a sposare la medicina, si fece stringere i bulloni da una bella Camporossina integralista quanto lui in fatto di fede calcistica. L’altro, tra un centro storico da risanare e un bel ristorante da progettare, pareggiò il conto accettando le catene di una dolce Pignasca che nelle notti di San Michele applaudirà per sempre la sua monella danzare fra orde di capelloni sconosciuti e non chiedetemi il perché!
All’Aquila ci sono tornato, dopo tanto, in una notte di questo nuovo secolo insieme al direttore e ad un baiocco irlandese. Il vecchio juke-box, pietrificato com’è, forse conserva ancora, insieme a rari adesivi di un Tenco d’annata, un po’ di quei suoni e di quelle parole che tanti di noi hanno amato davvero. Ma quel quadro di certo olandese volato in cielo insieme alla sua moto lo abbiamo fatto ripescare da un sottoscala. Tetri mattoni grigi hanno zittito per sempre gli ingenui ma solari colori del bravo Gian Antonio forse per una sorta di becero contrappasso nei confronti di chi ha disprezzato la vita. Invano i miei ricordi olfattivi hanno sperato di imbattersi nell’aroma invadente del nostro basilico quando sta per unirsi ad un sontuoso pan bagnau.
Fortuna che su uno di quei tavoli dove decine di ragazzi che odiavano guinzagli o bavagli di sorta hanno lasciato un loro segno, ho intravisto un Gughi e una Carmen ormai sbiaditi e quasi cancellati dal tempo. Rapide sequenze dei più intimi bignè alla crema e delle più amare frittate di cicoria selvatica ormai si alternavano in me quasi disorientandomi. Segno che il tasto della memoria, finalmente cliccato in modo adeguato, cominciava a scaricarmi addosso i primi macigni di un passato che troppo in fretta e chissà perché avevo rimosso. Giuro che, uscendo, ho incrociato le pupille stellari del mio adorato Marco mentre nell’aria,per un attimo, si respirava nettissimo il profumo di Donatella.
Chiedo scusa al lettore che mi ha sopportato fin qui per certe frasi criptate, da addetti ai lavori. Questi ultimi poi non storcano il naso se ho messo in piazza un po’ del loro privato storico. In fondo anche certe piccole sciocchezze sono patrimonio di tutta una generazione che, sotterrata la fantasia, stava per tuffarsi, magari impreparata, negli insidiosi gorghi dell’età adulta. Forse parlerò ancora di queste cose o forse no; chi mi conosce sa che amo tantissimo i ricordi ma prediligo i sogni, credo fermamente che gli asini volino e a volte ho la quasi certezza di non essere mai nato.
AUGUSTO PEITAVINO

Tratto dal numero 23 de “La Gazzetta di Isolabona” , agosto 2000 (disponibile su www.terraligure.it)


18/11/2008
Integro l’articolo con una foto gentilmente inviata da Ninut, risalente agli anni 1975/76, scattata in occasione di un aperitivo prima di andare a cena al “Busciun” a CastelVittorio .

Alcuni dei presenti (inviato da Ninut): “Delio, Nello, Alberto, Luciano, Pilè, Nini, Patrizio (di Isola) Totò, Remì. Ico, Papalo, Rocco e Ino. Si riconoscono anche 3 piccoli Bradi, Cristina e non ricordo gli altri 2”.

Nel caso altri lettori volessero integrare, l’articolo sarà modificato. Il tema sembra essere molto gradito e credo che meriterebbe un approfondimento.

Foto di gruppo anni 1975/76

Foto di gruppo anni 1975/76


27/11/2008
Integro con una ulteriore foto sempre inviata da Ninut che si sta rivelando un preziosissimo collaboratore per ripercorrere la storia di Dolceacqua e che approfitto per ringraziare nuovamente. Si tratta di una sera come tante (Aquila comunque affollata) nel 1973 in cui si riconoscono (?!?) Quinto in primo piano, un giovane Pilè in fondo al tavolo e Nino Cascin sullo sfondo intento a leggere le etichette dei vini.

Serata all'Aquila (1973)

Serata all'Aquila


11/01/2009
Integro con una foto di Tommy nel 1974, inviata come al solito da Ninut

Tommy nel 1974

Tommy nel 1974

John , 13 November 2008

Commenti

332 Commenti a “L’amore ai tempi dell’ “Aquila nera””

  1. Ninut - 13 November 2008 alle 10:26

    Bellisimo il racconto di Augusto.
    Sull’Aquila si possono scrivere migliaia di pagine e di annedoti, chi ha vissuto l’età che in quegli anni andava dai 16 agli…..anta, non può che portarne un meraviglioso riccordo.
    Il mitico Juke-Box ancora oggi quando lo rivedo con gli adesivi del “Tenco” (che io gli ho attacato) risento
    le voci di tutti quelli che riempivona la sala…. e in
    lontanaza la fragorosa risata di Maria.

  2. John - 13 November 2008 alle 11:28

    Ninut, visto che hai vissuto in prima persona quegli anni di “Storia” di Dolceacqua, se volessi integrare il racconto o proporne uno tutto tuo faresti cosa molto gradita. L’Aquila è stata un punto fermo di diverse generazioni di Dolceacqua e di tutta la vallata più in generale, far rivere quei momenti con i ricordi più disparati penso possa far piacere a molti, inclusi quelli come me che la VERA Aquila non l’hanno mai vissuta.

  3. jisk - 13 November 2008 alle 22:41

    Concordo con John! Anch’io invito Ninut e tutti coloro che hanno ricordi legati all'”Aquila” di condividerli con noi!!

  4. gturs - 14 November 2008 alle 20:29

    Per me, c’è stato un periodo in cui le serate finivano all’Aquila perchè uno dei figli del proprietario usciva con una mia amica,siccome in quel periodo ero una “villeggiante” che appena poteva scappava dalla Brianza per venire nel paradiso della valle Nervia a me quella atmosfera dell’Aquila non mi avrebbe mai fatto ripartire….purtroppo ho dovuto aspettare alcuni anni prima di trasferirmi definitivamente qui, ma all’Aquila non ci sono più tornata….

  5. Ninut - 14 November 2008 alle 22:48

    Quello era il secondo periodo (Fam.Bradi) a quel punto non era più l’Aquila di Maria, Quinto, Ugo, l’Aquila Storica quella che faceva “Tendenza” Da S.Remo a Nizza.
    Augusto ha menzionato personaggi famosi, bene io ricordo
    la presenza di Pablo Picasso era il periodo di Barbadirame della capra dietro la finestra. Una sera disegnò con un carboncino l’intera cappa del caminetto.
    Salù
    P.s. Ho intenzione di preparare una pagina interattiva
    con racconti aneddoti e…musiche del Juke-Box di quegli anni.
    quando sarà pronta avrete il Link.

  6. gturs - 15 November 2008 alle 08:26

    Ognuno ha avuto la sua gioventù, probabilmente tu sei molto più vecchio di me, per cui i miei ricordi sono diversi dei tuoi, l’importante che siano bei ricordi….come lo sono per me.
    Pensavo che l’amministratore del blog si fosse rivolto a tutti, non solo alla generazione del 54….che conosco bene tra l’altro…ritengo quindi il tuo commento FUORI LUOGO, se invece ho capito male io, jhon scusa il mio tono.

  7. Ninut - 15 November 2008 alle 09:59

    ????? Sono sicuro che tu mi conosci, se conoscevi Nini o Totò in quegli anni sicuramente conosci anche me.
    Sappi che io sono contro ogni censura , contro ogni limitazione di libertà, e amo acoltare tutti.
    Salù

  8. gturs - 15 November 2008 alle 10:07

    Conosco tanta gente di Dolceacqua, ci ho lavorato per dodici anni, potresti rientrare tra questi……anch’io so ascoltare e sono contro ogni limitazione….figurati che ho anch’io un blog!!!

  9. alberto - 16 November 2008 alle 20:00

    Mettere il link come si usa no?

  10. alberto - 16 November 2008 alle 20:18

    Ah, dimenticavo, ho pronto da un bel po’ una storia di Dolceacqua, che pochi conoscono, e a seconda con chi parli si fa finta di non conoscere. Ho un po’, solo un po’, timore per il casino che può generare. Appena mi gira la pubblico sul mio blog. State bene.

  11. John - 17 November 2008 alle 09:06

    @ninut e gturs
    L’Aquila Nera è uno di quei locali che ha visto generazioni diverse consumare le sue sedie in legno, ben vengano tutte le testimonianze.
    Mi raccomando a ninut e alberto di comunicare poi i link di questi ricordi!

  12. giovanni - 17 November 2008 alle 11:03

    Ritorno esclusivamente per “bloggare” con alberto;
    Mi hai sollecitata la curiosità su “una storia di Dolceacqua”; per quanto ti conosco il “un pò di timore” non è da te. Avanti pubblica la storia.
    Comunicazione personale: ho commentato nel tuo blog su Realdo, bravo Alberto, questi sono VERI argomenti di VITA.
    Bona

  13. alberto - 17 November 2008 alle 11:21

    Certo che però a scoprire queste storie di Dolceacqua sia uno di Isola…

    Non siate impazienti, magari la pubblicherò legandola a un fatto di cronaca o della politica del presente.

    Il timore viene dalla suscettibilità di certe persone un po’ o tanto bigotte. Chi mi conosce sa che non ho nessuna reverenzialità verso i potenti.

  14. John - 17 November 2008 alle 11:32

    Alberto uno dei motivi che mi spinge a insistere con questo Blog, sebbene sia palese che il ritorno di interesse sia un po’ misero, è proprio perchè molti racconti di storia, cultura, tradizioni, ma anche banali ricordi, non vengono condivisi. Pertanto tutte quelle poche cose che si riusciranno a raccogliere, anche solo una vecchia foto, darà un senso a tutto questo. E’ assurdo secondo me perdere questi “beni” perchè vanno a finire nelle tombe con i loro custodi. Forse la tua storia è ben nota ad altri del paese, ma chi può saperlo se nessuno la racconta?

  15. magaglio - 13 January 2009 alle 21:28

    tutti sanno di tutti

  16. Mandingo di Dolceacqua - 17 November 2008 alle 20:16

    Messaggio a tutti gli utenti del blog. Questo pomeriggio nel mio blog ho avuto un commento il quale con aria intimidatoria, mi si diceva di fare attenzione!!!!Adesso me lo ha consigliato da amico, ma poi si vedrà!!!! Come ho letto mi sono precipitato da lui ,il quale mi negò di essere l’artefice del testo, dicendo che il “dondolo” o “Giovanni” non era lui. Tutto questo mi sembra tutto strano, perchè seppure sino a una settimana indietro lui mi diceva di essere “dandolo- giovanni “oggi me lo nega. Non ho parole!!! Allora se mi dovessi sbagliare, il vero Giovanni è pregato di non nascondersi dietro un nick e dire la verità. Se è una persona seria. Perchè noi siamo ci sentiamo tali. Non vogliamo fare governare il nostro beneamato paese ad una persona o gruppo il quale si nasconde e provoca già dall’inizio. Maa….!!! Che gente stupida..!!!!

  17. alberto - 17 November 2008 alle 20:43

    Come si diceva una volta, non accettare le provocazioni. Mi sembra che sei caduto nella sua trappola. Calma e nervi saldi. Non avresti dovuto scrivere questo commento. Ignorare. Ignorare.

  18. Ninut - 17 November 2008 alle 21:08

    Come dice il mio amico tecnico: IP = Individua Persone.

  19. Mandingo di Dolceacqua - 18 November 2008 alle 01:18

    Per Giovanni, innanzitutto mi scuso per come ti ho assalito, ma purtroppo avevo letto il commento troppo velocemente. In effetti pensavo che volessi correggere la mia grammatica, (anche se non sarebbe stato sbagliato). Da li in poi ho visto tutto nero, il significato del tuo commento tra la fretta e l’arrabbiatura lo trasformai in negativo. Questo fa capire che prima di agire bisogna pensare. Comunque rimane il discorso che tutto ciò che faccio è per il bene del mio paese, cercando di sensibilizzare tutti verso un comportamento logico civico e rispettoso. (Calci nel sedere) era per dire….
    Mi scuso anche con gli altri. Che vergogna…!!!! Un mio vecchio diceva di non chiedere mai scusa. Ma a volte…! Scusa john se non sono nel post giusto. Prometto che a partire da adesso scriverò in tema.

  20. ricciolina - 18 November 2008 alle 09:53

    Per ritornare all’Aquila Nera…io purtroppo ho cominciato a frequentarla quando ormai Quinto e Maria l’avevano ceduta, ma la “fragorosa risata” di cui parla Ninut la ricordo benissimo…!!! Dell’Aquila dei “tempi buoni” ne ho solo sentito raccontare e fra questi racconti c’è una curiosità che mi ha sorpreso: prima che ci fosse la mensa scolastica, verso la fine degli anni ’60, tanti bambini a pranzo andavano a mangiare lì, nella saletta di sotto. Chissà se qualcuno di quelli “scolaretti” se ne ricorda…?!?

  21. Ninut - 18 November 2008 alle 11:48

    E vero! per un certo periodo gli scolari di Dolceacqua andarono a mangiare all’Aquila.
    Erano gli anni che veniva fatta la copertura delle scale alle scuole, e le classi furono divise in diversi luoghi,
    ricordo classi anche nella villetta sotto la “Pelilla” Io ci sono stato ed era uno spasso perchè proprio di fronte
    avevamo il nostro campetto da gioco, dietro l’officina di Ercole.
    Di Ercole e il suo bar si potrebbe parlarne, perché era un altro ritrovo per i giovani, con il suo cortile che in estate
    si riempiva sempre per i calciobalilla e il juke-Bok all’aperto.

  22. magaglio - 8 January 2009 alle 21:00

    io sono uno di quei scolaretti e mi ricordo anche il posto dove ero seduto e sono sicuro una volta abbiamo mangiato coniglio cosa che si mangiava la domenica

  23. Augusto - 18 November 2008 alle 12:15

    Ciao John, grazie per la citazione. Anche se non ci conosciamo (o forse si?) voglio svelarti un segreto. Solo la mia imperizia in campo informatico mi ha impedito, tempo fa, di completare un romanzo con sfondi dusaighin. Ma è una storia che ho nella testa e, prima o poi, verrà fuori. Non farmi dire di più. Al di là di ogni scontata malinconia, la Dolceacqua della “mia” Aquila Nera era forse più bella rispetto a quella di oggi. Nessuno si senta offeso. La patina del tempo, come nei quadri di Barbadirame, ha ormai fossilizzato quel mondo. Non c’erano feste della birra nè pizzerie nè quell’orribile odore di patate rifritte. Allora solo il profumo spavaldo di un grande vino da rispettare giocava a competere con certe fragranze alla moda. Che dilatavano all’inverosimile l’esuberanza delle ragazze. Quelle dei miei sedici anni. Auguri sinceri per il tuo blog ed un abbraccio a tutti voi. Verrò a trovarvi con assiduità. Un saluto speciale a Ninut…

  24. John - 18 November 2008 alle 13:07

    Può darsi che di vista ci conosciamo, magari in giro è capitato anche di scambiare due parole senza sapere i rispettivi nomi. Approfitto per farti i complimenti, un po’ in ritardo per il tuo racconto, in poche righe credo tu abbia fatto rivevere quelle serate, anche a chi, come me, in quegli anni non era neppure stato messo in progetto!
    Non sei il primo nè l’unico a sostenere che Docleacqua a quell’epoca fosse ben altra cosa. Spesso tali opinioni sono dettate dal fatto che il passato pare spesso migliore del presente ( ricordi di quando si era più giovani e quindi si stava meglio?), ma credo che in questo caso fosse oggettivamente migliore. Ho il piacere di conoscere grazie alla passione per la pesca che ci accomuna, il nipote di Walter Chiari, milanese che all’epoca frequentava con lo zio Dolceacqua: anche lui mi sottolinea come in quei tempi si respirasse in tutti i sensi un’aria diversa.
    Chissà che leggere di come si stava, non dia un po’ di spinta per dare nuovo sfarzo al paese …
    Spero vivamente tu possa completare il romanzo di cui parli e se vuoi scrivere due righe qua sopra, ricordo anche a te che sei liberissimo, e direi anche che sarebbe molto gradito, di farlo con la sezione “Proponi un articolo”
    Grazie

  25. magaglio - 8 January 2009 alle 21:06

    io ho conosciuto molto bene walter(chiari) ma non so chi sia questo nipote walter come lo sempre chiamato ha passato giornate e giornate da noi

  26. giovanni - 20 November 2008 alle 16:10

    Mi ricordo vagamente, ero proprio piccolo, anche se adesso non sono certamente un gigante, che negli anni sessanta “una squadra” che frequentava l’Aquila andava per “festini” con un cappello che aveva lo stemma dell’Aquila.
    Nei Paesi li chiamavano “quelli dell’Aquila” ed erano guardati a vista in occasione delle feste in quanto avevano il vizietto di abbordare le ragazze del luogo.
    Sarei curioso se qualcuno di questa “squadra” “postasse” nel merito.
    Grazie.

  27. magaglio - 11 January 2009 alle 23:52

    mi dispiace non é mai esistito nessun cappello

  28. il Grillo Parlante - 12 January 2009 alle 07:50

    Credo proprio che “il cappello” quale emblema dell’Aquila, c’era e come. Evidentemente sei troppo giovane per ricordarlo.
    Parecchie generazioni sono passate dall’Aquila Nera.

  29. Stupa IV - 21 November 2008 alle 16:42

    … non l’avrei detto che mio zio frequentava l’Acquila…
    adesso stampo la foto e gliela faccio vedere… chissà che faccia farà!!!

  30. magaglio - 11 January 2009 alle 23:50

    tuo zio all’epoca e anche adesso è ciu desciau de tu babau

  31. Stupa IV - 21 November 2008 alle 16:47

    correggo: Aquila!! mi è scappata una “c”

  32. John - 22 November 2008 alle 09:20

    Piuttosto, fatti dare delle foto se le ha che integriamo 😉

  33. Ninut - 24 November 2008 alle 23:35

    Non so se tra le persone che leggono questo “Blog”
    qualcuno ha conosciuto Enrico Adler.
    Io ho avuto la fortuna di conoscerlo e freguentarlo.
    Enrico era una persona meravigliosa, si rendeva disponibile a tutti per qualsiasi cosa. non gli importava
    chi eri e da dove venivi, ti era Amico e basta.
    Enrico ci ha lasciati ieri a soli 57 anni, era di Sanremo
    ma era Amico di tutti noi.

  34. dorino - 19 December 2008 alle 15:44

    NON DIMENTICHIAMO ACHILLE!
    DELITTO all’AQUILA NERA di ACHILLE MACCAPANI
    DA Recensioni in Giallo
    Graziosamente superficiale l’opera seconda del quarantatreenne Achille Maccapani, ambientata a Dolceacqua in Liguria e caratterizzata da precisa tempistica e immotivata capitolazione
    Dolceacqua, Imperia. Luglio e agosto 2001. Il paesino ha duemila abitanti, che triplicano d’estate, pochi negozi, una dozzina tra bar ristoranti e pizzerie, tanti bed & breakfast, un ponte romano e un antico castello (Monet lo impressionò), il centro storico medievale cinto dal Nervia, lo storico locale con il simbolo degli Stati Uniti dove si ballava con il juke-box. Da un anno, alla morte della moglie per un tumore, dopo quindici anni insieme nella natia Ventimiglia, il trentanovenne sanremese Luciano Balestra si è trasferito lì. Bancario, dirige la filiale dell’Ambrosiano Veneto, vedovo pensa sempre e solo alla sua Francesca, onesto entusiasta presiede la pro loco, batterista mancato suona ancora per la banda municipale della vicina Ventimiglia. Una sera davanti al locale viene trovato il corpo di un italo-americano ucciso altrove. Siamo poco dopo i casini del vertice di Nizza (dicembre), alla vigilia del G8 di Genova e a Dolceacqua il 18 agosto, per lo spettacolo pirotecnico della festa dell’Assunta, pare che arrivi non solo l’abitudinario Fausto Bertinotti ma anche il ministro Scajola. Qualcuno attenterà. Graziosamente superficiale l’opera seconda del quarantatreenne Achille Maccapani, in terza varia, con precisa tempistica e immotivata capitolazione.
    Consigliato ai liguri, affinché si muovano.

  35. Elisabetta - 19 December 2008 alle 17:17

    Io il libro di Maccapani l’ho letto! Bello e avvincente. Si riconoscono molti dei personaggi che vengono descritti: l’impiegata Grazia, il vigile Alberto, Gigio.
    Consigliato

  36. magaglio - 8 January 2009 alle 21:32

    si puo avere il titolo del libro

  37. NINI - 25 December 2008 alle 17:52

    Ciao a tutti dalla Spagna sono Nini e a quei tempi ero il padrone dell’Aquila Nera dal 1976 al 1986 devo precisare che la data de la foto non é 75/76 é 80/81 sí e vero che quella notte ci eravamo riuniti per fare gli zingari e andare a cenare a CastelVittorio dove ci aspettavano altri componenti del gruppo che erano di altri paesi dei dintorni. i nomi degli altri Bradi sono:Pallo,Tino e Stefano fratelli miei che vivono tutti in Spagna
    peró come ci avevamo preso gusto la stessa banda di sciancalassi fece una riunione molto piú divertente dinuovo a Castelvittorio in una vecchia casa che aveva LUCCHETTO il menú della cena era un gatto e un cane devo dire che il gatto era molto buono pero il cane che schifo
    bei tempi quelli peró la vita va avanti.
    P.S. mi piacerebbe sapere chi é ninut

    ciao a tutti da Nini

  38. Ninut - 25 December 2008 alle 19:02

    No! Nini non mi sbaglio, era il 76.
    Mi fà piacere che tu ci sia.
    Salù

  39. NINI - 26 December 2008 alle 13:20

    Ninut per favore mi ricordo piú o meno dell’anno perché vedo come ero vestito e l’etá dei miei fratelli nel 75/76 come dici tu quello alla destra di testa narda che non é di Doceacqua non céra nella nostra banda.

    mi puoi dire chi sei? se non vuoi dirlo in pubblico ti mando la mia posta chieri60@gmail.com

    ciao

  40. magaglio - 7 January 2009 alle 22:00

    ciao a nini e ninut che conosco benissimo. anch’io ho fatto parte dell’era AQUILA NERA di MARIA QUINTO UGO poi PAOLA e poi la fam BRADI x NINI la cena era a base di gatto non c’era nessun cane. caro ninut ti ricordi cosa facevano il barboncino e il siamese vicino la stufa cherosene e al montacarichi se tiricordi????? x NINI quello alla destra di testa narda è MARINO PIZZIO DI ISOLA e grande amico dell’AQUILA. IO SONO IN QUELLA FOTO CON ORGOGLIO se volete storie sull’ACQUILA chiedete ciao a tutti

  41. John - 8 January 2009 alle 08:58

    Benvenuto!
    Se hai storie da raccontare inseriscile pure qui liberamente, oppure proponi un articolo in cui raccoglierle tutte.
    Grazie

  42. magaglio - 11 January 2009 alle 23:11

    non basterebbe una nottata

  43. NINI - 8 January 2009 alle 15:06

    Ciao Magaglio non só chi sei ma se ti ricordi di Quinto,Maria Ugo e Paola sei piú vecchio di me e visto che eri nella foto e nella cena del gatto fatti riconoscere ti mando la mia posta chieri60@gmail.com

    P.S. Nella cena c’era pure il cane

    ciao a tutti dalla Spagna

  44. magaglio - 8 January 2009 alle 21:08

    x nini quella non è la foto del gatto

  45. magaglio - 14 January 2009 alle 21:33

    chi sa la vera storia del GATTO io la so’ benissimo se altri la sanno me la raccontino ciaoooooooo

  46. Ninut - 8 January 2009 alle 15:54

    Ma dai!!! Magaglio. hai continuato a praticare??
    E quanti Peugeot hai consumato??
    Ma veramente credi che non ricordi cosa facevano Tommy
    (Da non confondersi con Gianmauro) e Minù all’angolo della
    stufa a Cherosene??
    Io mando una foto di Tommy del 1974, e tu ci racconti cosa
    facevano…
    Nini… Non c’era cane quella sera.
    Salù

  47. magaglio - 8 January 2009 alle 19:02

    x nini e ninut mi ricordo anche di MIGLU u CIARUN all’aqula (come noi la chiamavamo)x nini quello alla destra di testanarda è GIANNI PANERO ruspista anche lui amico dell’AQUILA che ho rivisto poco tempo fa con piacere x ninut ti riccordi quando l’APERITIVO era oferto????????
    x i MAGAGLI non pratico quasi piu ma di RAMAUIRA ne abbiamo fatto abbastanzaaaaaaaaa salutami tua moglie con piacere se riesci a vederla nella nebbia x il racconto di AUGUSTO non sono d’accordo alla prima riga ho riconosciuto i protagonisti mi chiedo se saranno d’accordo io non lo sarei ciao a tutti e aguri

  48. Ninut - 8 January 2009 alle 20:06

    RAMAUIRA ne abbiamo fatto abbastanzaaaaaaaaa

    Hai detto la verità…
    Le risate più “Grasse” della mia vita sono state
    su quegli alberi di olivo su in Morghe…
    Era apena scopiata una storia di quelle che capitano..
    e noi 3 su qugli alberi ci siamo andati giù pesanti
    Forse era che i fiaschi erano pieni di vero Rossese,
    forse che la mortadella, il Gorgonzola invitavano
    a bere, ma sicuramente ci siamo DIVERTITI.
    Un omaggio ad EMILIO l’anziano dei “Ciarun”
    Persoma veramente eccezionale.
    Salù

  49. magaglio - 8 January 2009 alle 21:10

    mi hai scoprto???????????????

  50. magaglio - 8 January 2009 alle 21:15

    mi hai scoperto sei sicuro????????????????

  51. magaglio - 8 January 2009 alle 21:34

    ma non ti ricordi quando l’aperitivo era offerto atutti

  52. magaglio - 14 January 2009 alle 21:03

    l’aperitivo era offerto a tutti la mattina di capodanno da MARIA QUINTO e UGO

  53. il Grillo Parlante - 12 January 2009 alle 07:54

    Il mitico MILIO non Emilio!!!!!

  54. magaglio - 12 January 2009 alle 17:58

    ti manca una g x il cappello proprio non ricordo vorrei essere giovane come dici tu ciao

  55. magaglio - 8 January 2009 alle 21:27

    vorrei un caloroso ricordo x chi non é piu con noi in quella foto DELIO PAPALO E PILE

  56. Ninut - 8 January 2009 alle 22:28

    Sabato mattina sono passato in quel di San Giorgio..
    ho salutato: Delio, Papalo, i miei genitori, Pilè, Maurizio, Nello, Marco, Dick, Rino, Enzo, e tanti altri..
    compresi i Compagni PARTIGIANI che lì riposano dal 1945.
    Noi non dobbiamo mai DIMENTICARE.
    Salù

  57. magaglio - 11 January 2009 alle 23:19

    ho appena visto la foto di TOMMY il barboncino di MARIA che cercava di avere un rapporto (impossibile x natura) di fare sesso (sei vicino alla stufa) ciao

  58. Ninut - 11 January 2009 alle 23:48

    Tommy era il barbomcino di Paola.
    Salù

  59. magaglio - 12 January 2009 alle 18:00

    con chi voleva fare sesso il barboncino???????????????????

  60. Ninut - 12 January 2009 alle 18:28

    L’hai detto gia tu..
    La siamese Minù.
    Salù
    (Magaglio: Non ti sembro un poeta??? ;<) )

  61. magaglio - 13 January 2009 alle 18:32

    MI SEMBRI IL SOMMO ALIGHIERI PERO CON LA RAMAUIRA IMANO CIAOOOOOOOOOO

  62. magaglio - 11 January 2009 alle 23:42

    x L’ illustrissimo augusto peitavino (che non metto in MAIUSCOLO) penso che non abbia alqun diritto a raccontare certe storie una perché non ha niente a vedere con l’AQUILA e poi non sono fatti suoi io l’ho capita alla prima riga bisognerebbe chiedere ai PROTAGONISTI se ne sarebbero FELICI ps: non ti conosco un giorno forse ma dai retta a mé non raccontare storie di altri che non ti riguardano ciaooooooooooo

  63. magaglio - 11 January 2009 alle 23:46

    io non sono un protagonista della storia PRECISO

  64. Ninut - 11 January 2009 alle 23:46

    Sbagli!!!
    Augusto sà benissimo quello che dice, lui era parte
    integrante dei suoi racconti, e ha vissuto in prima persona quello che ha scritto.
    Fidati.
    Salù

  65. magaglio - 13 January 2009 alle 21:37

    io l’ho vissuta da molto molto vicino

  66. il Grillo Parlante - 12 January 2009 alle 07:57

    Credo che Augusto abbia tutti i diritti di raccontare cose da lui vissute personalmente. Chiedi al gentil sesso di quei tempi cosa ne pensavano del Peitavino.

  67. jo - 10 February 2010 alle 02:09

    ciao anchio ho passato bei momenti all aquila sono piu giovane quasi ma dai racconti il piu e rocco vabbe dai e mio zio!!!!!!!!

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