Sprechi Comuni
Vorrei proporre, in quanto in vena, l’argomento titolato.
Lo “spunto” mi è venuto una di queste sere che andavo “in giù”;
Avete notato, scendendo, il PALAZZO in località San Giorgio, che mi risulta: sarà la nuova sede della Comunità Montana, quanto è illuminato?
Mi chiedo, quanto costerà a noi POVERI contribuenti la bolletta energetica?
Polemicamente:avranno pensato così di illuminare anche i defunti?
Sus scrofa (cinghiali zona Dolceacqua)
In riferimento al problema dei cinghiali che devastano le nostre campagne, sollevato da un utente di questo blog volevo fare alcune precisazioni.
Sui soggetti di cinghiale presenti nella nostra provincia non sono riscontrabili segni di avvenuta ibridazione con i comuni maiali domestici. Nonostante si possa pensare il contrario quando si vedono animali che gironzolano tranquillamente di giorno vicino a case, strade, orti, ecc., questi comportamenti non sono dovuti al fatto che la specie sia stata incrociata, ma al fatto che la struttura sociale della specie risulta spesso alterata.
Mi spiego meglio.
E la nave s’accostò pian piano …

La nostra zona è da decenni legata alla storia degli Alpini, ne sono testimonianza i gruppi alpini di tutta la vallata.
Spesso, durante le feste di paese, su tutte quelle sulle alture di Dolceacqua, viene intonata una canzone nota per il ritornello “.. con fucile in spalla caricato a palla sono ben armato …” . In realtà il testo nell’arco degli anni, causa memoria labile ed abbondanza di alcool nelle coronarie, è stato un po’ alterato dalle solite ugole presenti.
Mi piace pertanto riportare innanzitutto un breve cenno storico sul testo che spesso si sente echeggiare per ricordarne il contesto, seguito dallo stesso testo originale, sperando al prossimo festino di riuscire a tornare alle origini e di capire meglio la storia della canzone.
L’amore ai tempi dell’ “Aquila nera”
Aggiornato il 11/01/2009
Fu per accompagnare un amico la prima volta che misi piede all’Aquila Nera. Un amico speciale, nato per volare ma obbligato poi dai cavoli della vita a macinare milioni di chilometri sopra una locomotiva.
Aveva una ragazza che il sabato sera veniva dalla Francia per incontrarlo e l’Aquila (per noi sedicenni di trentadue anni fa si chiamava così) fu per un po’ di tempo il loro nido. Poi i due si lasciarono, la ragazza dimostrò immediato interesse per un bel milanese di casa nostra, il mio amico invece entrò quasi subito nelle grazie di una sua coetanea, questa volta italiana, di Dolceacqua per l’appunto.




